giovedì 17 maggio 2012

RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI A PUBBLICO DIPENDENTE ASSOLTO


Consiglio di Stato sez. VI 21/3/2011 n. 1713
Rimborso delle spese legali
1. Pubblico impiego – Spese legali sopportate dal dipendente pubblico assolto da un giudizio di responsabilità occorsogli per ragioni di servizio – Rimborso – Presupposti – Individuazione
2. Pubblico impiego – Spese legali sostenute da un dipendente statale nell’ambito di un giudizio penale per fatti connessi all’espletamento del servizio conclusosi con sentenza assolutoria ai sensi dell’art. 530 c.p.p. – Istanza di rimborso – Diniego – Illegittimità – Fattispecie

1. La rimborsabilità delle spese legali sopportate dal dipendente pubblico assolto da un giudizio di responsabilità occorsogli per ragioni di servizio è espressione della regola civilistica generale di cui all'art. 1720, comma 2, c.c. in tema di rapporti tra mandante e mandatario, secondo la quale il mandatario ha diritto ad esigere dal mandante il risarcimento dei danni subiti a causa dell'incarico ed integra una posizione di diritto soggettivo, che resta condizionata al concorso di puntuali condizioni, normativamente previste, inerenti: all'esistenza di una connessione dei fatti e degli atti oggetto del giudizio con l'espletamento del servizio e l'assolvimento degli obblighi istituzionali; all'esistenza di una sentenza definitiva che abbia escluso la responsabilità del dipendente; ad una valutazione di congruità della misura indennitaria da effettuarsi da parte dell'Avvocatura dello Stato.
2. È illegittimo il rigetto della domanda intesa ad ottenere, ai sensi dell’art. 18 della legge 23.5.1997, n. 135, il rimborso delle spese legali sostenute da un dipendente statale nell’ambito del giudizio promosso nei suoi confronti con imputazione per i reati di cui agli artt. 82, 314 e 323 c.p., connessi all’espletamento del servizio, conclusosi con sentenza assolutoria ai sensi dell’art. 530 c.p.p. “perché il fatto non sussiste”, nel caso in cui il provvedimento di diniego impugnato dia rilievo alla parte motiva della sentenza, che non consente di ritenere esclusa la responsabilità dell’imputato, perché non ha fornito prova della propria innocenza, ma ha beneficiato del ragionevole dubbio, in presenza dell’insufficienza della prova, che dà ingresso all’assoluzione secondo il canone processuale penalistico del favor rei. In presenza di una sentenza che, come nel caso di specie, nega la responsabilità agli effetti penali dell’ imputato, sussiste il diritto alla misura indennitaria, in concorso con gli ulteriori elementi dall’art. 18 della legge n. 137 del 1997, trattandosi di disposizione che non discrimina fra le diverse ipotesi di formule assolutorie prefigurate dall’art. 530 c.p.p. e non assegna all’amministrazione un’area di discrezionalità che le consenta di sovrapporsi e sostituirsi a quella effettuata dal giudice a quo

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